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    • JEAN TINGUELY
    • METAMATIC,
      LA MACCHININA
      CHE RENDE VISIBILI I SOGNI
    • a cura di Andrea Tinterri
    • 18 novembre 2017 - 7 gennaio 2018

    • BAG Gallery Parma presenta la mostra dedicata a Jean Tinguely Metamatic, la macchina che rende visibili i sogni, curata da Andrea Tinterri.

      Perché ripresentare oggi una serie di disegni realizzati dalle macchine/sculture méta-matic, ideate da Jean Tinguely a partire dal 1959? Per la contingenza del rapporto tra uomo e tecnologia, per la capacità dell’opera di Tinguely di interfacciarsi e cercare una reale collaborazione con il pubblico e quindi risolvere, o aprire, l’interrogativo in un sistema complesso, che va al di là degli spazi circoscritti comunemente destinati all’arte.

      In un dibattito contemporaneo e necessario come quello dell’intelligenza artificiale, il percorso costruttivo di Tinguely sembra guardare con coraggiosa ironia quell’elaborato sistema di interferenze e sovrapposizioni che si innesca (quasi fosse una miccia di una dinamite) nel contatto tra uomo e macchina. E non è la risoluzione del problema quello che interessa all’artista svizzero, non cerca una direzione scientifica al rapporto, ma mette in scena possibilità, reali connessioni e interscambi. Macchine in cui il movimento diventa espressione e in cui il moto è, spesso, generato dal pubblico stesso in un meccanismo di collaborazione attiva. Ed è proprio il caso delle meta-matic, sculture azionabili capaci di realizzare disegni, sempre diversi tra loro. In alcuni casi è il pubblico a mettere in moto il meccanismo, grazie a gettoni da inserire nella macchina stessa. Anticipatrice fu la mostra collettiva Le Mouvement inaugurata nel 1955 alla Galleria Denise René di Parigi; per l’occasione Tinguely espone due macchine per dipingere attraverso cui, come sottolinea Pontus Hulten “cerca di dimostrare che un’opera d’arte non è una creazione finita o conclusa, ma crea la propria vita nella totale estensione delle sue possibilità; l’opera d’arte stessa può essere creativa”. Nel 1959 sviluppa il progetto definitivo con la creazione delle méta-matics, esposte per la prima volta alla Galleria Iris Clert sempre a Parigi. Una mostra che viene pubblicizzata attraverso una comunicazione che oggi definiremmo virale: locandine, manifesti in lingua francese e inglese, in maniera tale da intercettare anche i turisti, uomini-sandwich con il nome di Tanguely girano per le strade invitando i passanti all’inaugurazione. Una forma popolare di propaganda che vuole stimolare quell’interazione tra opera/macchina e pubblico indispensabile per azionare l’intero meccanismo produttivo: quella filiera artistica che si autogenera grazie ad una partecipazione collettiva. In questo modo il disegno, l’opera finale, è il risultato conclusivo di un processo innescato da tre soggetti: l’artista, la macchina, il pubblico.

      Tinguely costruisce un dispositivo (opera) potenzialmente creativo, il pubblico innesca il meccanismo, la macchina si muove generando impulsi, battiti, tensioni superficiali, disegni. È come se l’artista predisponesse il campo ad un’azione, alla possibilità di un movimento generatore, un qualcosa di gravido, fertile. Ed è proprio il movimento lo scarto tra un prima e un dopo, tra quello che potrebbe essere e quello che sarà, è il movimento che diventa espressione, un’espressione partecipata che ha bisogno dell’uomo come della macchina/opera, in una sintesi metallica e zoppicante. Non è un caso che nello stesso anno (1959) Tinguely lancia sulla periferia di Düsseldorf, con un aereo, volantini del suo manifesto Für Static: “Tutto si muove. L’immobilità non esiste. Non lascatevi dominare da antiquati concetti di tempo. Dimenticate le ore, i secondi e i minuti. Non fate resistenza alle metamorfosi. Vivete nel tempo. Siate statici. Siate statici - con il movimento. Per una statica del momento presente. Resistete alla paura angosciosa che vi porta a fermare il movimento, a pietrificare gli istanti e ad uccidere ciò che è vivo. Smettetela di insistere su ‘valori’ che si autodistruggono. Siate liberi, vivete! Smettetela di ‘dipingere’ il tempo. Smettetela di costruire cattedrali e piramidi destinate a cadere in rovina. Respirate profondamente. Vivete nel presente: vivete nel tempo e secondo il tempo, per una meravigliosa e assoluta realtà.”
      Un movimento che diventa azione, anzi reazione ad un gesto, ad un innesco esercitato dal fruitore: il vero nesso del rapporto tra uomo e macchina. E nulla viene celato, nulla di tale rapporto è mascherato dietro a corazze o pareti coprenti; nella maggior parte dei casi le macchine/sculture sono oggetti nudi, che lasciano vedere il meccanismo di funzionamento, gli ingranaggi, l’assurdo e paradossale scheletro che le sorregge.

      Quindi ritorniamo alla domanda da cui siamo partiti, perché oggi riproporre questo linguaggio, questo movimento partoriente? Forse perché il nuovo rapporto tra uomo e macchina, tra uomo e robot e tutto quello che ne può conseguire, va affrontato portando l’interrogativo ai minimi termini, spogliando i due protagonisti, eliminando sovrastrutture disturbanti. Le macchine di Tinguely sono torri sgangherate, che non si proteggono, ma si mostrano per quello che sono, forse fragili, sicuramente imperfette. Lasciano aperto un rapporto di interazione, di sinergia, si lasciano studiare non creando un conflitto o un’alternanza tra uomo e macchina, ma esercitando un sentimento di accoglienza, di partecipazione, capace di generare disegni, sempre diversi tra loro, fogli impressi, con matite, pennarelli, timbri: un’intelligenza meccanica, un’intelligenza umana.

      Un percorso espositivo dal respiro internazionale, una mostra inedita attraverso cui riflettere su una pagina importante della storia dell’immagine.

      BAG GALLERY nasce nel 2013, con una prima sede a Pesaro e poco dopo con la nuova succursale nella città di Parma. La ricerca stilistica si concentra sull'arte contemporanea con particolare attenzione al linguaggio fotografico. Oltre a un'attenta programmazione  nelle sedi delle gallerie, lo staff di BAG Gallery collabora con enti privati e pubblici, sia in Italia che all'estero, valorizzando la propria 'scuderia' di autori. Operazioni che si accompagnano a progetti editoriali estremamente curati e di largo respiro che valorizzano le attività della stessa galleria. Il tutto è accompagnato da appuntamenti fieristici come MIA Photo Fair di Milano e Wopart di Lugano che avvicinano la proposta di galleria al mondo collezionistico. BAG Gallery è già un vero e proprio riferimento per appassionati del mondo delle belle arti, tra cui noti collezionisti.
      www.bag-gallery.com

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    • METAMATIC, LA MACCHINA CHE RENDE VISIBILI I SOGNI.

      INAUGURAZIONE
    • venerdì 17 novembre 2017 // ore 18.30
      18 novembre 2017 - 7 gennaio 2018

    • BAG Gallery Parma
      Borgo Ronchini 3 (centro storico)
      Orari di apertura // giovedì - sabato
      16.00 - 20.00 (anche su appuntamento)

      INFORMAZIONI
      Per informazioni e pre-vendite
      Andrea Tinterri +39 338 1404626
      Nicola Pinazzi +39 328 0508317
      bag.gallery.info@gmail.com
      www.bag-gallery.com

    • CONTATTI PER LA STAMPA
    • Magnanelli Weitensfelder Studio
      external relations, corporate
      Gaia Conti conti.mws@gmail.com
    • Christina Magnanelli Weitensfelder
      c.weitensfelder@gmail.com